MESSAGGIO DI PAPA FRANCESCO PER LA QUARESIMA

«Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti» (Mt 24,12)

Cari fratelli e sorelle,

ancora una volta ci viene incontro la Pasqua del Signore! Per prepararci ad essa la Provvidenza di Dio ci offre ogni anno la Quaresima, «segno sacramentale della nostra conversione»,[1] che annuncia e realizza la possibilità di tornare al Signore con tutto il cuore e con tutta la vita.

Anche quest’anno, con il presente messaggio, desidero aiutare tutta la Chiesa a vivere con gioia e verità in questo tempo di grazia; e lo faccio lasciandomi ispirare da un’espressione di Gesù nel Vangelo di Matteo: «Per il dilagare dell’iniquità l’amore di molti si raffredderà» (24,12).

Questa frase si trova nel discorso che riguarda la fine dei tempi e che è ambientato a Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi, proprio dove avrà inizio la passione del Signore. Rispondendo a una domanda dei discepoli, Gesù annuncia una grande tribolazione e descrive la situazione in cui potrebbe trovarsi la comunità dei credenti: di fronte ad eventi dolorosi, alcuni falsi profeti inganneranno molti, tanto da minacciare di spegnere nei cuori la carità che è il centro di tutto il Vangelo.

I falsi profeti

Ascoltiamo questo brano e chiediamoci: quali forme assumono i falsi profeti?

Essi sono come “incantatori di serpenti”, ossia approfittano delle emozioni umane per rendere schiave le persone e portarle dove vogliono loro. Quanti figli di Dio sono suggestionati dalle lusinghe del piacere di pochi istanti, che viene scambiato per felicità! Quanti uomini e donne vivono come incantati dall’illusione del denaro, che li rende in realtà schiavi del profitto o di interessi meschini! Quanti vivono pensando di bastare a sé stessi e cadono preda della solitudine!

Altri falsi profeti sono quei “ciarlatani” che offrono soluzioni semplici e immediate alle sofferenze, rimedi che si rivelano però completamente inefficaci: a quanti giovani è offerto il falso rimedio della droga, di relazioni “usa e getta”, di guadagni facili ma disonesti! Quanti ancora sono irretiti in una vita completamente virtuale, in cui i rapporti sembrano più semplici e veloci per rivelarsi poi drammaticamente privi di senso! Questi truffatori, che offrono cose senza valore, tolgono invece ciò che è più prezioso come la dignità, la libertà e la capacità di amare. E’ l’inganno della vanità, che ci porta a fare la figura dei pavoni… per cadere poi nel ridicolo; e dal ridicolo non si torna indietro. Non fa meraviglia: da sempre il demonio, che è «menzognero e padre della menzogna» (Gv 8,44), presenta il male come bene e il falso come vero, per confondere il cuore dell’uomo. Ognuno di noi, perciò, è chiamato a discernere nel suo cuore ed esaminare se è minacciato dalle menzogne di questi falsi profeti. Occorre imparare a non fermarsi a livello immediato, superficiale, ma riconoscere ciò che lascia dentro di noi un’impronta buona e più duratura, perché viene da Dio e vale veramente per il nostro bene.

Un cuore freddo

Dante Alighieri, nella sua descrizione dell’inferno, immagina il diavolo seduto su un trono di ghiaccio;[2] egli abita nel gelo dell’amore soffocato. Chiediamoci allora: come si raffredda in noi la carità? Quali sono i segnali che ci indicano che in noi l’amore rischia di spegnersi?

Ciò che spegne la carità è anzitutto l’avidità per il denaro, «radice di tutti i mali» (1 Tm 6,10); ad essa segue il rifiuto di Dio e dunque di trovare consolazione in Lui, preferendo la nostra desolazione al conforto della sua Parola e dei Sacramenti.[3] Tutto ciò si tramuta in violenza che si volge contro coloro che sono ritenuti una minaccia alle nostre “certezze”: il bambino non ancora nato, l’anziano malato, l’ospite di passaggio, lo straniero, ma anche il prossimo che non corrisponde alle nostre attese.

Anche il creato è testimone silenzioso di questo raffreddamento della carità: la terra è avvelenata da rifiuti gettati per incuria e interesse; i mari, anch’essi inquinati, devono purtroppo ricoprire i resti di tanti naufraghi delle migrazioni forzate; i cieli – che nel disegno di Dio cantano la sua gloria – sono solcati da macchine che fanno piovere strumenti di morte.

L’amore si raffredda anche nelle nostre comunità: nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium ho cercato di descrivere i segni più evidenti di questa mancanza di amore. Essi sono: l’accidia egoista, il pessimismo sterile, la tentazione di isolarsi e di impegnarsi in continue guerre fratricide, la mentalità mondana che induce ad occuparsi solo di ciò che è apparente, riducendo in tal modo l’ardore missionario.[4]

Cosa fare?

Se vediamo nel nostro intimo e attorno a noi i segnali appena descritti, ecco che la Chiesa, nostra madre e maestra, assieme alla medicina, a volte amara, della verità, ci offre in questo tempo di Quaresima il dolce rimedio della preghiera, dell’elemosina e del digiuno.

Dedicando più tempo alla preghiera, permettiamo al nostro cuore di scoprire le menzogne segrete con le quali inganniamo noi stessi,[5] per cercare finalmente la consolazione in Dio. Egli è nostro Padre e vuole per noi la vita.

L’esercizio dell’elemosina ci libera dall’avidità e ci aiuta a scoprire che l’altro è mio fratello: ciò che ho non è mai solo mio. Come vorrei che l’elemosina si tramutasse per tutti in un vero e proprio stile di vita! Come vorrei che, in quanto cristiani, seguissimo l’esempio degli Apostoli e vedessimo nella possibilità di condividere con gli altri i nostri beni una testimonianza concreta della comunione che viviamo nella Chiesa. A questo proposito faccio mia l’esortazione di san Paolo, quando invitava i Corinti alla colletta per la comunità di Gerusalemme: «Si tratta di cosa vantaggiosa per voi» (2 Cor 8,10). Questo vale in modo speciale nella Quaresima, durante la quale molti organismi raccolgono collette a favore di Chiese e popolazioni in difficoltà. Ma come vorrei che anche nei nostri rapporti quotidiani, davanti a ogni fratello che ci chiede un aiuto, noi pensassimo che lì c’è un appello della divina Provvidenza: ogni elemosina è un’occasione per prendere parte alla Provvidenza di Dio verso i suoi figli; e se Egli oggi si serve di me per aiutare un fratello, come domani non provvederà anche alle mie necessità, Lui che non si lascia vincere in generosità?[6]

Il digiuno, infine, toglie forza alla nostra violenza, ci disarma, e costituisce un’importante occasione di crescita. Da una parte, ci permette di sperimentare ciò che provano quanti mancano anche dello stretto necessario e conoscono i morsi quotidiani dalla fame; dall’altra, esprime la condizione del nostro spirito, affamato di bontà e assetato della vita di Dio. Il digiuno ci sveglia, ci fa più attenti a Dio e al prossimo, ridesta la volontà di obbedire a Dio che, solo, sazia la nostra fame.

Vorrei che la mia voce giungesse al di là dei confini della Chiesa Cattolica, per raggiungere tutti voi, uomini e donne di buona volontà, aperti all’ascolto di Dio. Se come noi siete afflitti dal dilagare dell’iniquità nel mondo, se vi preoccupa il gelo che paralizza i cuori e le azioni, se vedete venire meno il senso di comune umanità, unitevi a noi per invocare insieme Dio, per digiunare insieme e insieme a noi donare quanto potete per aiutare i fratelli!

Il fuoco della Pasqua

Invito soprattutto i membri della Chiesa a intraprendere con zelo il cammino della Quaresima, sorretti dall’elemosina, dal digiuno e dalla preghiera. Se a volte la carità sembra spegnersi in tanti cuori, essa non lo è nel cuore di Dio! Egli ci dona sempre nuove occasioni affinché possiamo ricominciare ad amare.

Una occasione propizia sarà anche quest’anno l’iniziativa “24 ore per il Signore”, che invita a celebrare il Sacramento della Riconciliazione in un contesto di adorazione eucaristica. Nel 2018 essa si svolgerà venerdì 9 e sabato 10 marzo, ispirandosi alle parole del Salmo 130,4: «Presso di te è il perdono». In ogni diocesi, almeno una chiesa rimarrà aperta per 24 ore consecutive, offrendo la possibilità della preghiera di adorazione e della Confessione sacramentale.

Nella notte di Pasqua rivivremo il suggestivo rito dell’accensione del cero pasquale: attinta dal “fuoco nuovo”, la luce a poco a poco scaccerà il buio e rischiarerà l’assemblea liturgica. «La luce del Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito»,[7] affinché tutti possiamo rivivere l’esperienza dei discepoli di Emmaus: ascoltare la parola del Signore e nutrirci del Pane eucaristico consentirà al nostro cuore di tornare ad ardere di fede, speranza e carità.

Vi benedico di cuore e prego per voi. Non dimenticatevi di pregare per me.

Francesco

QUARESIMA: SPAZIO PER L’INCONTRO, LUOGO DELLA COMUNIONE

quaresima

Iniziamo un tempo nuovo, che la liturgia chiama “tempo forte”.

Tempo forte non perché noi siamo forti, ma perché forte è il Suo amore per noi (salmo 116)!

Quando arrivano questi tempi liturgici (come l’avvento e la quaresima) di solito ci viene da pensare che sia tutto in mano nostra: siamo noi a doverci impegnare di più, a fare di più, a stare di più con il Signore…

Tutto questo è anche vero ma non sta al primo posto. Al primo posto ci sta l’agire di Dio, che anche quest’anno ci concede un tempo di grazia, per ritornare a Lui con tutto il cuore (Gioele 2,12), con la nostra vita, con le nostre pesantezze, tristezze, scoraggiamenti, paure, ansie, chiusure, piccoli e grandi egoismi, indifferenze. Con il fardello dei nostri peccati, limiti, fragilità. “Un Dio che si muove a compassione del suo popolo”, ci ha detto la prima lettura (Gioele 2,18). Ma Dio ci chiama a ritornare a Lui anche con la nostra fede (seppur piccola e traballante), con il nostro entusiasmo, con i nostri talenti, con la voglia di ricominciare, oppure di continuare a fare il bene.

Lasciamoci riconciliare con Dio, ci ha invitato san Paolo (2Cor 5). Noi non siamo la somma dei nostri peccati, non c’è un’equazione tra la nostra persona e i nostri fallimenti. Noi siamo riflesso dell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito santo che vive in noi.

Abbiamo bisogno recuperare le energie spirituali per arrivare a gustare e a comprendere la risurrezione di Gesù, principio e fine di ogni nostra risurrezione.

Gli ingredienti per il viaggio che ci aspetta sono antichi e sempre nuovi: li abbiamo ascoltati nel vangelo:

Innanzitutto la Croce: scandalo per i perbenisti, stoltezza per la maggioranza, ma per noi credenti forza e potenza di Dio (1Cor 1,18), fino ad arrivare a dire con san Giovanni: “volgeremo lo sguardo a Colui che hanno trafitto” (19,37).

Poi l’ascolto della Parola e la preghiera, silenziosa, prolungata, tranquilla, adorante, un “sostare ai piedi della croce”, come fanno Maria e Giovanni.

Infine il digiuno dalle cose che ci allontanano da Dio: le banalità, le volgarità, le sciocchezze, le maldicenze, le violenze (sia fisiche e verbali) le impudicizie, le malignità, gli adulteri, l’avidità, la superbia, l’avarizia, la lussuria, l’ira; i peccati della gola; l’invidia; l’accidia.

Ultimo consiglio: alleniamoci ad avere uno sguardo bello, uno sguardo di fiducia, uno sguardo positivo. Per essere costruttori di comunione e non profeti di sventura (ce ne sono già troppi in giro). Non è vero che tutto va male. Occorre avere occhi e cuore per vedere il grano che spunta e cresce e lasciare da parte la zizzania, che sempre ci sarà, ma non è detto che abbia l’ultima parola. E questo dipende anche da noi e dalla nostra testimonianza di fede e di vita.

Il tuo sole non tramonterà più, né la tua luna si dileguerà, perché il Signore sarà per te luce eterna: saranno finiti i giorni del tuo lutto  (Isaia 60,20).

GRUPPO MEDIE… AVANTI!

Continua l’esperienza del gruppo vocazionale “Samuele”, composto da 12 ragazzi delle scuole medie. Domenica scorsa, giornata del Seminario, siamo andati ad animare la S.Messa delle ore 10.00 a Madignano. Il sabato sera invece abbiamo visitato il presepe della civiltà contadina dei Sabbioni. Durante il percorso, l’ascolto del vangelo e in particolare di alcune parabole di Gesù sono il momento essenziale attraverso il quale i ragazzi confrontano la propria vita con la Parola di Dio, cercando di mettere in pratica il discernimento vocazionale, per far crescere sempre più una fede personale, gioiosa, appassionata, a servizio degli altri. Buon cammino!!

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il gruppo con don Angelo

CONVEGNO NAZIONALE VOCAZIONI: DAMMI UN CUORE CHE ASCOLTA

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Si è celebrato, come da tradizione, i giorni 3-4-5 gennaio a Roma il convegno nazionale vocazioni. La tematica scelta è tratta dal primo libro dei Re (3,9) dove il re Salomone chiede a Dio un cuore capace di ascoltare. Tre giorni intensi, che hanno visto la partecipazione di numerosi sacerdoti, consacrate e consacrati e qualche laico. La nostra diocesi è stata rappresentata da don Angelo. Una particolare menzione riguardo agli interventi dei relatori, quest’anno molto densi e significativi, sul tema dell’ascolto dell’universo, della Creazione, e del cuore dell’uomo attraverso il metodo di discernimento vocazionale (Ignaziano).

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don Angelo insieme agli amici confratelli padovani 🙂

Per ascoltare gli interventi, ecco i link scaricabili da youtube (canale UNPV):

Intervento del Prof. Bersanelli e F.Michieli (2h 46min)

Intervento della prof.ssa Marianella Scalvi sull’ascolto attivo (3h 28min)

Intervento di J.P. Hernandez sul discernimento vocazionale (metodo ignaziano) – (1h 15min)

Intervento di J.P. Hernandez sul discernimento vocazionale (metodo ignaziano) – (1h 29min)

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NEWS DA SICOMORO

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Quasi terminata la settimana di gennaio, eccone qualche scatto. Vogliamo sentitamente ringraziare don Emilio Lingiardi, parroco della cattedrale, che ieri sera ci ha raccontato della vita in Terra Santa, attraverso la sua esperienza di vita, come sacerdote e come docente. Don Emilio infatti è stato molti anni in Terra Santa e non l’ha mail lasciata, attraverso l’attività di guida di numerosi pellegrinaggi e le molteplici iniziative di carità che promuove, con il sostegno della sua parrocchia, a favore dei cristiani là residenti. Siccome non siamo riusciti a fargli tutte le domande che volevamo, ci siamo aggiornati con lui per il mese prossimo. La settimana è stata inoltre scandita dalla Messa quotidiana, dal gioco, dall’adorazione Eucaristica e dall’incontro sulle Beatitudini (beati i misericordiosi perché troveranno misericordia). Alla prossima e continuate a pregare per noi!

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Battaglia improvvisata tra Panettone e Corn Flakes 🙂 

FELICE NATALE 2017!

Cavagna

Gian Paolo Cavagna, Adorazione dei Magi, olio su tela del XVII secolo, cattedrale di Crema

Cari amici,

“Andiamo fino a Betlemme, come i pastori. L’importante è muoversi. Per Gesù Cristo vale la pena lasciare tutto: ve lo assicuro. E se, invece di un Dio glorioso, ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, con tutte le connotazioni della miseria, non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso. Perché, da quel Natale, il volto spaurito degli oppressi, le membra dei sofferenti, la solitudine degli infelici, l’amarezza di tutti gli ultimi della terra, sono divenuti il luogo dove Egli continua a vivere in clandestinità. A noi il compito di cercarlo. E saremo beati se sapremo riconoscere il tempo della sua visita.

Mettiamoci in cammino, senza paura. Il Natale di quest’anno ci farà trovare Gesù e, con Lui, il bandolo della nostra esistenza redenta, la festa di vivere, il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, la fontana della pace, la gioia del dialogo, il piacere della collaborazione, lo stupore della vera libertà, la tenerezza della preghiera, il calore della comunione.

Vescovo Tonino Bello, omelia di Natale A.D. 1986

A tutti i nostri lettori e a tutti coloro che si spendono con passione per la pastorale delle vocazioni, giunga un caloroso augurio di un Felice Natale!

don Angelo Pedrini e la commissione diocesana di PV