ANNO GIUBILARE AL SANTUARIO VOCAZIONALE DELLA MADONNA DELLA PALLAVICINA

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Si è appena aperto, la sera di martedì 14 maggio, un anno di grazia al santuario vocazionale della Madonna della Pallavicina di Izano. Corre infatti quest’anno il centenario dell’incoronazione dell’effige della Vergine. Per questa ricorrenza papa Francesco ha concesso un anno giubilare, con annessa indulgenza plenaria a chi frequenterà il Santuario con devozione e con fede. Molti e significativi i momenti e le celebrazioni in programma, che vedranno la presenza di diversi Pastori, quali il vescovo diocesano Daniele, il vescovo Franco Manenti, il patriarca di Venezia Moraglia e l’arcivescovo di Milano Delpini. Che la vergine della Pallavicina interceda per il dono di sante vocazioni per la Chiesa cremasca.

CELEBRATA LA 56esima GMPV

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Celebrata a livello diocesano la GMPV 2019, presso la comunità parrocchiale di PIANENGO. La settimana è iniziata con l’incontro con gli adolescenti e i loro educatori nel salone dell’oratorio:

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Nella giornata di sabato 11 maggio la commissione ha incontrato i bambini delle elementari e i ragazzi delle medie, offrendo loro delle provocazioni (e anche qualche caramella 🙂

Alla sera, la veglia diocesana presieduta dal vescovo Daniele, con all’interno la presentazione dei candidati al ministero diaconale:

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Infine, la domenica mattina la santa Messa delle 10,30, animata dai catechisti e dai gruppi, dalla corale e dalle numerose famiglie presenti. Al termine della Messa l’incontro con i genitori dei bambini e ragazzi che hanno ricevuto i sacramenti dell’I.C.

Un grazie sincero alla bella comunità cristiana di Pianengo, nella persona del suo parroco don Gianbattista Strada, che ci ha fatto sentire accolti e ci ha dato la possibilità di un significativo annuncio del vangelo della vocazione. Buon cammino e… alla prossiama!

Don Angelo e la commissione diocesana

 

BUONA SETTIMANA SANTA

Augurando ai nostri lettori una buona Settimana santa, vi proponiamo una bellissima opera di Marc Chagall che può essere utile per la meditazione del mistero della passione del Signore.

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Marc Chagall
La Crocifissione bianca

1938,  The Art Institute di Chicago
Dipinto ad olio su tela, 155×140 cm

Notizie su Marc Chagall (1887-1985)
Marc Chagall (nome d’arte di Moishe Segal) è stato un famoso pittore di origine ebraica, nato a Vitebsk, in Bielorussia, il 7 luglio 1887. Da giovane ha studiato pittura prima nel suo paese natale, poi a Pietroburgo, dove per mantenersi fece diversi lavori, anche molto umili. Nel 1910 si trasferì a Parigi dove espose molte delle sue opere. Lo stile di Chagall consiste nello scomporre l’immagine inserendo particolari di fantasia o scene di vita che lui stesso aveva vissuto da giovane nel suo paese. Espose le sue opere a Mosca, dove abitò un periodo con la sua famiglia insegnando alla Scuola per gli orfani di Guerra. In quel periodo il governo russo comprò 12 dei suoi quadri. I soggetti più rappresentati dall’artista riguardano il mistero della nascita, feste di nozze paesane, la vita dei contadini, i rabbini e le feste ebraiche, realizzati usando colori intensi e a volte cupi per creare le giuste atmosfere. Grazie alla fama raggiunta viaggiò molto in Europa, ma a causa dell’avanzata del nazismo, i suoi quadri furono confiscati e alcuni distrutti. Durante il periodo della seconda guerra mondiale si rifugiò in Francia e nel 1941, accogliendo l’invito del Museo di Arte Moderna di New York, partì per l’America. Nel 1944 un fatto molto triste sconvolse la sua vita: a settembre morì sua moglie. Finita la guerra ritornò a Parigi dove continuò a produrre opere da esporre nei più importanti musei. Dopo aver ricevuto premi e onorificenze, concluse la sua vita il 28 marzo 1985, morendo in Francia nella città di Saint-Paul-de-Vence.

Analisi del dipinto «La Crocifissione Bianca»
La Crocifissione Bianca è un’opera ricca di simboli che esprime le sofferenze subite dal popolo ebraico a causa delle ripetute persecuzioni. Fu dipinta nel 1938, quando cominciava la persecuzione nazista, portatrice di odio verso gli Ebrei.
L’opera va letta seguendo un andamento circolare, in senso antiorario.
Il dipinto presenta al centro, in grande, la figura di Cristo crocifisso, preso come simbolo dell’ebraismo e, attorno a lui, scene di distruzione e persecuzione. Cristo in croce è rappresentato morto, con il capo piegato in avanti, coperto solamente da un «Tallit», lo scialle indossato dagli uomini durante la preghiera ebraica. Attorno alla testa, un’aureola bianca ricorda la santità dell’uomo. In cima alla croce compare la scritta in ebraico (con sopra le iniziali in latino) del motivo della condanna: INRI (Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum), cioè «Gesù Nazareno Re dei Giudei». Al posto della corona di spine, Gesù ha il capo coperto da una stoffa bianca. Appoggiata su un fianco della croce c’è una scala, uno strumento di uso comune per una crocifissione ma che qui è forse il simbolo del collegamento tra il cielo e la terra, tra l’uomo e Dio. Un fascio di luce bianca, che simboleggia la luce divina, inonda la croce come un riflettore da palcoscenico.
Sopra la croce di Gesù, Chagall dipinge tre uomini e una donna. Sono disperati per quello che sta succedendo. Due di loro sembra che piangano, portandosi le mani sul viso, mentre gli altri due hanno le braccia aperte pregando che la sofferenza finisca presto.
A sinistra della croce, Chagall dipinge tre case rovesciate e in fiamme, con al centro tre abitanti che sembrano impauriti. È un villaggioebraico incendiato e distrutto dai soldati che, armati, sventolano delle bandiere rosse del regime comunista. Le case, anche se rovesciate sono dipinte integre, simbolo della forza degli ebrei che, nonostante le persecuzioni, restano saldi e uniti. Sono i soldati delle «pogrom», termine russo per definire le razzie antisemite che, tra il 1881 e il 1921, hanno colpito anche gli ebrei russi. Negli anni Trenta in Unione Sovietica ci fu una dura persecuzione contro gli ebrei per mano dei comunisti di Stalin. Dopo la seconda guerra mondiale, ci furono infatti altri fenomeni di pogrom contro i sopravvissuti alla Shoah.
Guardando verso il basso, una barca piena di profughi ebrei sta cercando di ancorarsi per mettersi in salvo. Nell’angolo in basso a sinistra, degli uomini stanno per mettere in salvo una Torah, la Legge Ebraica: nel bel mezzo delle persecuzioni, la Parola di Dio resta la cosa più importante da mettere in salvo e da custodire gelosamente.
Ai piedi della Croce, una Menorah, il candelabro a sette braccia (qui sono visibili solo sei candele perché forse una è nascosta dalla prospettiva) fa la veglia, con le sue candele accese, a Gesù sulla croce. Il numero delle braccia della Menorah ricorda i sette giorni della creazione, ed è dunque un’importante simbolo della religione ebraica. A destra del candelabro, una donna sta proteggendo il suo bambino mettendogli una mano a copertura del viso.
Nell’angolo in basso a destra un fuoco bianco, che si estende fino alla croce, sta bruciando dei volumi della Sacra Scrittura, mentre un uomo cerca di mettere in salvo gli ultimi oggetti portandoli dentro un sacco poggiato sulle sue spalle.
Salendo con lo sguardo, notiamo una sinagoga che sta bruciando e un uomo con le braccia aperte cerca di salvare il contenuto dell’armadio che contiene i rotoli della Legge. Questo incendio ricorda le sinagoghe bruciate in Germania durante la seconda guerra mondiale. In cima alla sinagoga si vedono le due tavole dei Dieci Comandamenti e l’altro importante simbolo della religione ebraica: la stella di Davide. Essa è una stella a sei punte formata da due triangoli rovesciati e sovrapposti: la punta del triangolo che sale verso il basso simboleggia Dio che scende verso l’uomo, mentre quella che punta verso l’alto rappresenta l’uomo che cerca Dio.
Con questo dipinto, l’artista vuole denunciare le persecuzioni ingiuste subite dal suo popolo e lo fa, in maniera sorprendente, mettendo al centro la figura di Cristo crocifisso, preso come simbolo dell’innocente condannato in maniera ingiusta. Chagall dipinge un quadro che risulta lontano dalla cultura e dall’arte ebraica. Raccontando la storia in questo modo, l’artista cerca di non accentuare le differenze della sua cultura da quella cristiana ma, anzi, ne evidenzia i punti di incontro. Per questo, forse, è il dipinto preferito da papa Francesco.

Tratto dal sito internet di Maestro Vincenzo – l’arte di educare (http://www.maestrovincenzo.it)