LOFT 2020/2021

Inizia lunedi 9 novembre il nuovo percorso del LOTF, una proposta dell Azione Cattolica diocesana settore giovani, in collaborazione con la Pastorale Giovanile. Il primo incontro sarà in streaming e avra come tema generale LA SPERANZA; in particolare rifletteremo su questa virtù cristiana e il suo rapporto con la nostra umanità: “per ciascun cristiano un motivo di grande speranza è quello di non sentirsi semplicemente una creatura, creata, appunto, e poi abbandonata al suo destino. L’uomo è innanzitutto figlio, di un Dio che è Padre e che lo accompagna in ogni passo, lo custodisce”. I riferimenti biblici saranno Gal 4, 4-7 “Quindi non sei più schiavo ma figlio” e il Salmo 138 “Hai fatto di me una meraviglia stupenda”. Ci aiuterà nella riflessione e nella meditazione don Simone Valerani, prete della nostra diocesi, bioeticista, impegnato nel mondo della sofferenza.

LA STRUTTURA DELL INCONTRO (inizio ore 20.30):

  • invocazione allo Spirito
  • lettura del brano biblico
  • meditazione
  • spazio per la riflessione personale
  • la Parola si fa preghiera: recita di compieta

Un bel momento per mettersi in ascolto del Signore, in questo tempo complicato; un occasione per ricaricare la lampada della nostra fede, attraverso l olio della preghiera! Vi aspettiamo!

ESERCIZI SPIRITUALI IGNIAZIANI PROMOSSI DAL C.R.V.: UNA TESTIMONIANZA


L’inizio del 2020 è stato un periodo complicato e difficile per ciascuno. L’esperienza della pandemia e della quarantena ci hanno colto di sorpresa, obbligandoci ad abbandonare le nostre abitudini e, in qualche modo, a reinventarci una quotidianità, lasciando segni nel profondo. Ci siamo trovati imprevedibilmente in una situazione molto più grande di noi, sulla quale sembrava che non ci potesse essere alcun controllo. Molte certezze e sicurezze sono vacillate e ci siamo trovati a fare i conti con le nostre fragilità. Questa situazione carica di sofferenza mi ha fatto percepire con forza la necessità di prendermi dei giorni per fermarmi e riflettere; inoltre già da tempo ero in ricerca di un’esperienza che mi permettesse di crescere nel mio cammino di fede. Provvidenziale è quindi stato l’invito del mio parroco a partecipare a degli Esercizi Spirituali Ignaziani per giovani, che si sarebbero tenuti in provincia di Brescia, all’Eremo dei Santi Pietro e Paolo; è così che il 23 agosto ha inizio questa esperienza.

La particolarità di questo tipo di Esercizi Spirituali, che mi ha subito affascinato, è l’elemento del silenzio: è necessario creare un silenzio esterno, eliminando ogni suono, per poter creare uno spazio in noi nel quale poter ascoltare non sé stessi ma la voce di Dio, spesso nascosta dal frastuono quotidiano, facendo sì che Egli diventi il vero protagonista.
Le giornate all’eremo erano strutturate in modo da lasciare ampio spazio alla preghiera e alla riflessione personale. Ogni giorno erano previsti momenti nei quali ci venivano presentati spunti per la preghiera personale, attraverso dei brani della Bibbia, e momenti di istruzione sul metodo ignaziano, in modo da poterlo comprendere appieno e pian piano farlo nostro.

Questa esperienza è per me andata ben oltre le più rosee aspettative. Era per me la prima volta e sono rimasta subito colpita dalla presentazione iniziale: ci è stato spiegato che gli esercizi spirituali sono del tempo dedicato esclusivamente alla relazione con il Signore e servono per mettere un po’ di ordine nella nostra vita e ricercare la volontà di Dio, esattamente quello di cui sentivo profondamente il bisogno. Sentivo di aver trovato il posto giusto.
Non è semplice descrivere con le parole cosa siano stati questi cinque giorni: ad uno sguardo più superficiale potrebbero sembrare cinque giorni monotoni, tutti uguali: gli stessi orari, le stesse azioni, senza eventi esterni o incidenti interessanti. Se invece si osserva da un’ottica interiore questa impressione viene ribaltata ed ogni giorno appare meraviglioso, ricco di sorprese e diversissimo da quello precedente: cambiano i pensieri, le emozioni, le preghiere, si trovano risposte, nuovi interrogativi vengono posti e penso che per ciascun partecipante sia stata un’esperienza speciale e unica.

Ho vissuto questi cinque giorni come un vero e proprio cammino a tappe: ogni giorno il mio dialogo con il Signore riguardava un aspetto diverso, che man mano si andava a sommare alle riflessioni precedenti. Ci sono stati momenti di difficoltà, di sconforto e di desolazione, ma anche momenti pieni di grazia e di bellezza, di consolazione. Un aspetto in particolare mi ha colpito molto: la scoperta di un nuovo tipo di relazione. A fare gli Esercizi eravamo una quindicina di giovani e non abbiamo avuto molto tempo per parlare, eppure si è venuto a creare un legame di gruppo molto particolare. Quando delle persone mangiano, pregano e vivono insieme, si vengono a creare relazioni che si spostano dal piano a cui siamo abituati per entrare in una dimensione più profonda. Come emerso in un momento di condivisione la preghiera ti decentra, inserendo anche altre persone nella preghiera stessa.

Questa esperienza mi ha lasciato moltissimo: sono tornata a casa con la consapevolezza che al centro ci sia la relazione con il Signore e una nuova capacità di osservare la Sua presenza nella mia vita. “Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro…”

Annalisa Tettamanzi

RIPRESA DEI PELLEGRINAGGI ALLA PALLAVICINA

Sono ripresi i pellegrinaggi vocazionali alla Pallavicina, il SECONDO SABATO DEL MESE. Il programma prevede la preghiera del santo Rosario alle ore 7.30, a seguire la santa Messa. I due momenti saranno animati, a rotazione, dalle zone pastorali e dai gruppi e associazioni diocesani.

Per il mese di ottobre sono state invitate la zona est e l Associazione Unitalsi, che hanno accolto la proposta a pregare per tutte le vocazioni. La celebrazione è stata presieduta da don Giancarlo Scotti, vicario di zona e concelebrata da diversi confratelli, fra cui don Giuseppe Dossena, assistente Unitalsi.

Il vescovo Daniele (impegnato in altre celebrazioni durante la giornata) non ha mancato di salutare i fedeli al termine della messa. Per i prossimi sabati saremo lieti di incontrare le altre zone e gli altri gruppi, sempre nel rispetto delle norme anticovid.

La commissione diocesana di pastorale vocazionale

DIACONATO PERMANENTE: PRIME ORDINAZIONI IN DIOCESI

Serata storica questa sera in cattedrale alle ore 21. Il vescovo Daniele ha ordinato i primi due diaconi permanenti della diocesi di Crema. Sono Alessandro Benzi, coniugato con due figli, impiegato in banca, della parrocchia di San Benedetto e membro della Commissione Diocesana della Catechesi; e Antonino Andronico, coniugato con due figli, giurista, della parrocchia di San Bernardino, membro della Commissione Liturgica Diocesana e del Consiglio Pastorale Diocesano.

Ma anche una serata gioiosa, che segue alla liberazione del missionario cremasco padre Gigi Maccalli, rapito in Niger da terroristi islamici due anni fa e liberato giovedì in tarda serata.

Il vescovo Daniele, all’inizio della celebrazione, ha ringraziato il Signore per il dono del diaconato, ha salutato Antonino a Alessandro e le rispettive famiglie, tutti i presenti e in modo particolare padre Gigi “che anche se non è presente – ha detto – è tuttavia già arrivato a Madignano. Il Signore ci ha dimostrato in questi giorni la sua immensa bontà.”

La celebrazione dell’ordinazione diaconale, presenti numerosi sacerdoti, sull’altare anche i due parroci di San Benedetto e di San Bernardino, e molti fedeli pur nella garanzia della sicurezza sanitaria (tutti indistintamente dotati di mascherina), è iniziata, dopo la proclamazione del Vangelo, con la presentazione dei due candidati da parte di don Ginelli che, assieme a don Ferrari, li ha accompagnati nella lunga formazione degli anni scorsi.

Il vescovo ha chiesto la conferma della loro scelta ai candidati e non solo: ha voluto ascoltare anche il consenso delle due mogli che si erano avvicinate assieme ai rispettivi sposi accompagnate dai figli. Un momento singolare e gioioso.

Poi l’omelia del vescovo Daniele che, commentando il vangelo della domenica (il banchetto di nozze al quale il Padre invita tutti i poveri, dopo il rifiuto degli invitati), s’è soffermato sul comportamento dei servi (il diacono è servo per eccellenza), “quei servi che il padrone manda ai quattro angoli del regno per chiamare tutti al banchetto”.

Sono servi che ubbidiscono, anche quando l’obbedienza si fa difficile: infatti alcuni di questi servi vengono picchiati e uccisi. “Voi promettere obbedienza a me – ha detto mons. Gianotti – ma prima di tutto al Signore, obbedienza di fede nell’aver ascoltato la sua chiamata e di aver riconosciuto che in questo diaconato permanente c’era posto per voi. E obbedienza è anche vivere questo ministero come dono di Dio a servizio della Chiesa.”

Il vescovo Daniele poi ha notato che i servi del racconto evangelico passano più tempo fuori dal palazzo che dentro: sono servi in uscita. “Voi siete sposi e padri e avete un lavoro: i crocicchi delle strade sono per voi i luoghi dove vivete ogni giorno: portate qui la vostra testimonianza. Andate attrezzati con il Vangelo per chiamare tutti al banchetto del Padre.”

Il Signore al banchetto invita i poveri e gli ultimi e la Chiesa apre le porte agli scartati. “Nel vostro diaconato siate testimoni di questa scelta dei poveri. Io vi chiedo – ha sottolineato mons. Gianotti – di essere vicino a me soprattutto nel ricordarmi che primi sono i poveri. Se vivrete così non dovrete cacciare fuori nessuno dal banchetto perché voi stessi vestirete tutti della veste evangelica.”

E ricorda, per concludere, la frase di Gesù: ‘Sono venuto a servire’ per ricordare che lui è il primo diacono: “Siate sua presenza in mezzo al mondo.” Ricorda poi la parabola del giudizio: “Quando ti abbiamo visto in carcere, ecc.?” e la risposta di Gesù: “L’avete fatto a me”. Lui è presente nei poveri: “Siate dunque diaconi soprattutto a servizio dei poveri e degli ultimi, cioè di Cristo.”

Dopo l’omelia è iniziato il rito di ordinazione. Il vescovo Daniele ha chiesto ha due candidati di impegnarsi ad osservare gli impegni del diaconato, compresa l’obbedienza a lui e ai suoi successori. Proclamato il loro assenso, Alessandro e Antonino si sono distesi sul pavimento del presbiterio in segno di donazione totale, mentre l’assemblea cantava le litanie dei santi per invocare la loro protezione sui candidati. Un momento sempre molto commovente.

Poi l’ordinazione vera e propria: il vescovo, in silenzio, ha imposto le mani sul capo di ciascuno dei due candidati ed ha pronunciato la solenne preghiera di ordinazione. Ecco, Antonino e Alessandro sono diaconi. E allora indossano le vesti diaconali, ricevono dalle mani del vescovo i Vangeli che saranno chiamati a proclamare nell’assemblea e l’abbracciano fortemente in segno di figliolanza.

L’Eucarestia è continuata con i due neo-diaconi al servizio dell’altare. Hanno anche distribuito l’Eucarestia prima a moglie e figli e poi a tutti i fedeli.

Alla termine della Messa, Alessandro, anche a nome di Antonino, ha ringraziato tutti per il grande affetto di cui si sono sentiti circondati. “Siamo persone normali con tanti difetti: chiedetelo alle nostre mogli! Ma abbiamo fatto l’esperienza di essere stati tanto amati. Ora si apre per tutti noi un orizzonte nuovo.”

Il vescovo ha donato loro una stola rossa, segno di una testimonianza viva… fino al sangue, nel servizio ai fratelli. Infine la benedizione e le foto di rito.

Complimenti e auguri Alessandro e Antonino, siate testimoni di Cristo servo tra noi!

Fonte: Il Nuovo Torrazzo

PADRE GIGI MACCALLI LIBERO

Padre Gigi in Niger

LE PAROLE DEL VESCOVO DANIELE:

“Con gioia grandissima, al suono festoso delle campane della Cattedrale, della sua parrocchia di Madignano e di tante chiese delle diocesi di Crema, abbiamo accolto nella serata di giovedì 8 ottobre 2020 la notizia della liberazione, avvenuta in Mali, di padre Gigi Maccalli e di altri ostaggi che ne condividevano la prigionia: una prigionia durata, per lui, quasi venticinque mesi, da quel 17 settembre 2018 che ne ha visto il rapimento nella sua parrocchia di Bomoanga, in Niger. La gioia di tutta la Diocesi di Crema si unisce a quella dei familiari di padre Gigi – e specialmente della sorella Clementina e del fratello p. Walter –, dei confratelli missionari della Società delle Missioni Africane, della diocesi di Niamey, dai tanti amici che in questi lunghi mesi hanno condiviso l’apprensione, le speranze, la preghiera e l’attesa. Stiamo vivendo l’Ottobre missionario: vorrei leggere in questa liberazione un segno di fiducia e di incoraggiamento per tutti quelli e quelle che testimoniano il Vangelo di Gesù nelle situazioni più esposte e difficili. La liberazione di padre Gigi rafforzi la nostra fiducia nella preghiera insistente e instancabile, che Gesù raccomanda proprio nel vangelo della Messa di oggi (cf. Lc 11,5-13); e aiuti tutti noi discepoli di Gesù a dare buona testimonianza di Lui, prima di tutto con la vita evangelica e con la stessa dedizione di padre Gigi nel riconoscere e far crescere nel mondo segni di risurrezione e di vita. Mi auguro che la liberazione di p. Gigi sia un segno promettente di speranza per quanti altri sono prigionieri per la loro fede e la loro lotta per la verità, la giustizia e la riconciliazione; e sia seme di pace e fiducia per il Niger da lui tanto amato, e per tutta l’Africa. Interceda per noi il ‘nostro’ missionario martire, il beato Alfredo Cremonesi.”