L’ANIMAZIONE NON E’ ANIMAZIONE SE NON E’ VOCAZIONALE

Nuovo Documento di Word 2007

Con queste parole del nostro vescovo Oscar, noi del CDV, abbiamo ripreso a camminare in questo anno 2014-2015 per riproporre, all’intera diocesi, tra le altre iniziative, gli incontri vocazionali aperti a tutte le ragazze delle medie. Suor Rosy, Daniela, Annarita, Sharon, Annamaria e Fabiana, ciascuna con la propria vocazione e carisma hanno dato vita a 4 incontri domenicali, proposti da dicembre a aprile, per approfondire alcune figure di donne che hanno conosciuto Gesù e che si sono lasciate plasmare e cambiare da questo incontro: la samaritana, la Madonna, le sorelle Marta e Maria. Insieme a 15 ragazze del cremasco, hanno scoperto il fascino della chiamata di Dio, affrontato le paure e le perplessità tipiche di ogni vocazione e la gioia del SI’ pieno e coraggioso. Perché di vocazioni ce ne sono tante, non solo quella alla vita consacrata, anche quella matrimoniale, quella che ci chiede di essere ragazze migliori, figlie ubbidienti, amiche compassionevoli, a ciascuno la propria vocazione chiede di essere speciali, nel proprio quotidiano, per rendere ogni cosa, una cosa speciale.

L’età delle ragazze è un ponte tra l’infanzia e l’adolescenza, iniziano a sorgere le prime domande, le prime passioni, le prime curiosità e l’obbiettivo è quello di offrire a queste ragazze un’alternativa alle mode: Gesù unica roccia su cui costruire una casa solida e bussola per non perdersi fra tutti i rumori del mondo.

Le 15 ragazze provenienti da Offanengo, Madignano, Trescore, Ombriano, Vaiano e Montodine sono state presenti con costanza e curiosità, nessuna di loro si conosceva prima, ma le amicizie non hanno tardato a nascere ed è anche questo un punto di forza di questi incontri: la loro dimensione diocesana permette di aprire il proprio orizzonte tessendo un legame tra paesi.

Gli incontri si sono tenuti presso l’istituto delle Suore del Buon Pastore a Crema che hanno aperto le porte offrendo un ambiente caloroso dove poter sperimentare il Vangelo attraverso, non solo la sua meditazione, ma anche laboratori e attività-gioco. Hanno trasformato la Parola in vita ed esperienza concreta.

Ogni incontro prevede anche la S. Messa animata dalle ragazze stesse e celebrata da Don Alessandro Vagni, guida storica del cdv e capace di parlare ai cuori delle ragazze. Infine il momento del pranzo, sempre fondamentale per conoscersi ancora di più e far nascere amicizie. Il terzo incontro invece si è svolto presso la casa famiglia San Martino di Sergnano dove, dopo aver partecipato alla S. Messa in Parrocchia, al pranzo in famiglia e ascoltato le testimonianze: le ragazze hanno toccato con mano come l’amore diventa famiglia, la famiglia diventa accoglienza, l’accoglienza moltiplica l’amore.

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Per quest’anno il team di educatrici “va in vacanza” soddisfatto e già pronto a replicare a partire dal prossimo autunno, quando spera di poter incontrare un gruppo più numeroso e soprattutto di vedere la partecipazione di più parrocchie del cremasco.

Lo spazio dove poter fare scuola di evangelizzazione “al femminile” pensiamo possa essere un’occasione unica e preziosa da cogliere al volo! I sorrisi e la serenità coi quali ci hanno salutato le ragazze all’ultimo incontro del 12 aprile, ci danno conferma del buono risultato di questa esperienza.

Le edu del CDV, sezione ‘Girls’ gruppo medie

PELLEGRINAGGIO DIOCESANO DEI CHIERICHETTI ALLA CATTEDRALE

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Si è svolto sabato 18 aprile nel pomeriggio il pellegrinaggio dei chierichetti alla Cattedrale, presieduto dal Vescovo Oscar e coordinato da don Andrea, con l’aiuto di don Angelo e dei seminaristi. Un bel gruppo di ragazzi ha preso parte alla celebrazione, insieme ai loro genitori. il vescovo nell’omelia ha esortato tutti ad essere contenti, fedeli e impegnati nell’importante servizio del ministrante, verso Dio e verso la comunità. Un rinfresco ha concluso l’appuntamento.

IN VIA DI CONCLUSIONE I CAMMINI VOCAZIONALI PER RAGAZZI E ADOLESCENTI

Si stanno avviando alla conclusione i cammini vocazionali per i ragazzi delle medie e gli adolescenti delle superiori: una volta al mese (dal tardo pomeriggio del sabato al primo pomeriggio della domenica) presso il seminario una dozzina di ragazzi e sette adolescenti hanno vissuto questa bella e intensa esperienza residenziale, fatta di vita comune, di preghiera, di gioco, di ascolto della Parola di Dio, con al centro l’Eucarestia della domenica. Il percorso delle medie ha avuto come personaggio biblico di riferimento santo Stefano; il percorso delle superiori san Francesco.

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il gruppo delle medie con i loro genitori

Ultimo appuntamento, SABATO 6 GIUGNO nel tardo pomeriggio per un momento di preghiera e la cena insieme, per dirci arrivederci e per vivere un’estate fantastica… con uno zaino sicuramente più ricco!!

Un grazie ai don che si sono fatti attenti a questa proposta, corresponsabili nel diffondere il “vangelo della vocazione”; a don Angelo, ai seminaristi, ai cuochi,  e, sicuramente non per ultimi (!) ai genitori che si sono resi sensibili e collaborativi per il percorso vocazionale per i loro figli. E non finisce quì… a presto!

il gruppo dei ragazzi delle medie di quest'anno

il gruppo dei ragazzi delle medie di quest’anno

il gruppo delle superiori, in gita 'notturna' a Bergamo alta

il gruppo delle superiori, in gita ‘notturna’ a Bergamo alta

BUON LAVORO, VESCOVO OSCAR!

Al vescovo di Crema, Mons. Oscar Cantoni.vescovo Oscar

Un sincero augurio e un ricordo nella preghiera per la sua nomina a DELEGATO REGIONALE PER LA PASTORALE DELLE VOCAZIONI E DEI SEMINARI.

Mentre rinnoviamo la nostra disponibilità per il bene della nostra Chiesa diocesana attraverso la promozione del “vangelo della vocazione”, auspichiamo che il suo servizio alle vocazioni nella Chiesa lombarda sia ricco di frutti a vantaggio di tutto il popolo di Dio.

Maria Santissima, a Crema venerata come Santa Maria della Croce e Madonna della Pallavicina Le stia vicino e Le faccia sentire il suo materno affetto.

Don Angelo Lorenzo Pedrini e la commissione di pastorale vocazionale diocesana.

CONSACRAZIONE DI CRISTINA RABBAGLIO nell’Ordo Virginum Celebrazione Eucaristica SABATO 25 APRILE ore 21 in Cattedrale

Cristina

L’Ordo Virginum è formato da donne che, accogliendo la chiamata del Signore, hanno deciso di donare tutta la loro vita a Lui.

La Consacrazione pubblica nelle mani del Vescovo diocesano esprime il legame con la Chiesa Diocesana (ciascuna consacrata è inserita nella propria diocesi di appartenenza – in Italia sono circa 500 le donne consacrate, appartenenti a più di 90 diocesi).

Durante il rito di Consacrazione vengono consegnati l’anello, quale segno del legame ‘sponsale’ con Cristo, e il libro della Liturgia delle Ore che esprime il primo impegno: quello della preghiera di lode e di intercessione per il mondo.

Nessun abito particolare distingue la consacrata dell’Ordo Virginum che continua a condividere con gli uomini e le donne del suo tempo, le gioie e le fatiche della vita quotidiana. Può scegliere la forma di vita che più le si addice (da sola, in famiglia, con altre consacrate) e si dedica al servizio della chiesa locale secondo forme e modalità diverse che vanno dalla preghiera all’assunzione di servizi specifici concordati con il Vescovo.

Non c’è un carisma specifico per tutto l’Ordo, ciascuna mette a disposizione i propri carismi nella Chiesa che la accoglie e che riconosce la sua vocazione.

La sostanza di questa consacrazione? “La vergine si unisce in nozze mistiche e caste a Cristo il buon e bel pastore. La consacrazione di una vergine esprime che Cristo è colui per il quale vale la pena di dare tutta la propria vita, persino i propri affetti. Questa donna sarà così testimone della resurrezione di Cristo.” Il vescovo Oscar ha poi aggiunto: “L’amore per Cristo include anche l’amore appassionato per la Chiesa alla quale la vergine dispensa cuore e mani. Cristina – ha aggiunto rivolgendosi a lei personalmente – riconosco il tuo dono di verginità maturata in tanti anni di servizio alla Chiesa. Vivi con slancio la tua consacrazione. Continuerai il servizio alla tua diocesi di Crema e non interromperai nemmeno il tuo impegno professionale. La gioia di questo giorno prevalga sempre anche nei momenti di stanchezza.”

Prima dell’omelia erano state proclamate le letture della IV domenica di Pasqua, giornata delle vocazioni e la “candidata” aveva espresso la sua volontà di consacrarsi a Dio.

Dopo l’omelia il vescovo ha rivolto a Cristina tre domande di rito, tra cui: “Vuoi essere consacrata con solenne rito nuziale a Cristo?” E lei ha risposto di sì. Quindi, prima di procedere alla solenne promessa, l’invocazione del santi, durante la quale Cristina si è prostrata sul presbiterio, in segno di donazione totale.  Alla fine, ponendo le sue mani giunte in quelle del vescovo, ha pronunciato il suo proposito di castità perfetta.

È seguita la preghiera di consacrazione da parte del Vescovo, la consegna dell’anello delle “mistiche nozze con Cristo” e del libro della Liturgia delle Ore, per pregare incessantemente.

È continuata poi la celebrazione della Santa Messa, presenti una trentina di sacerdoti.

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA 52ª GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

L’esodo, esperienza fondamentale della vocazione

Cari fratelli e sorelle!

La quarta Domenica di Pasqua ci presenta l’icona del Buon Pastore che conosce le sue pecore, le chiama, le nutre e le conduce. In questa Domenica, da oltre 50 anni, viviamo la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Ogni volta essa ci richiama l’importanza di pregare perché, come disse Gesù ai suoi discepoli, «il signore della messe…mandi operai nella sua messe» (Lc 10,2). Gesù esprime questo comando nel contesto di un invio missionario: ha chiamato, oltre ai dodici apostoli, altri settantadue discepoli e li invia a due a due per la missione (Lc 10,1-16). In effetti, se la Chiesa «è per sua natura missionaria» (Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Ad gentes, 2), la vocazione cristiana non può che nascere all’interno di un’esperienza di missione. Così, ascoltare e seguire la voce di Cristo Buon Pastore, lasciandosi attrarre e condurre da Lui e consacrando a Lui la propria vita, significa permettere che lo Spirito Santo ci introduca in questo dinamismo missionario, suscitando in noi il desiderio e il coraggio gioioso di offrire la nostra vita e di spenderla per la causa del Regno di Dio.

L’offerta della propria vita in questo atteggiamento missionario è possibile solo se siamo capaci di uscire da noi stessi. Perciò, in questa 52ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, vorrei riflettere proprio su quel particolare “esodo” che è la vocazione, o, meglio, la nostra risposta alla vocazione che Dio ci dona. Quando sentiamo la parola “esodo”, il nostro pensiero va subito agli inizi della meravigliosa storia d’amore tra Dio e il popolo dei suoi figli, una storia che passa attraverso i giorni drammatici della schiavitù in Egitto, la chiamata di Mosè, la liberazione e il cammino verso la terra promessa. Il libro dell’Esodo – il secondo libro della Bibbia –, che narra questa storia, rappresenta una parabola di tutta la storia della salvezza, e anche della dinamica fondamentale della fede cristiana. Infatti, passare dalla schiavitù dell’uomo vecchio alla vita nuova in Cristo è l’opera redentrice che avviene in noi per mezzo della fede (Ef 4,22-24). Questo passaggio è un vero e proprio “esodo”, è il cammino dell’anima cristiana e della Chiesa intera, l’orientamento decisivo dell’esistenza rivolta al Padre.

Alla radice di ogni vocazione cristiana c’è questo movimento fondamentale dell’esperienza di fede: credere vuol dire lasciare sé stessi, uscire dalla comodità e rigidità del proprio io per centrare la nostra vita in Gesù Cristo; abbandonare come Abramo la propria terra mettendosi in cammino con fiducia, sapendo che Dio indicherà la strada verso la nuova terra. Questa “uscita” non è da intendersi come un disprezzo della propria vita, del proprio sentire, della propria umanità; al contrario, chi si mette in cammino alla sequela del Cristo trova la vita in abbondanza, mettendo tutto sé stesso a disposizione di Dio e del suo Regno. Dice Gesù: «Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna» (Mt 19,29). Tutto ciò ha la sua radice profonda nell’amore. Infatti, la vocazione cristiana è anzitutto una chiamata d’amore che attrae e rimanda oltre sé stessi, decentra la persona, innesca «un esodo permanente dall’io chiuso in sé stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio» (Benedetto XVI, Lett. Enc. Deus Caritas est, 6).

L’esperienza dell’esodo è paradigma della vita cristiana, in particolare di chi abbraccia una vocazione di speciale dedizione al servizio del Vangelo. Consiste in un atteggiamento sempre rinnovato di conversione e trasformazione, in un restare sempre in cammino, in un passare dalla morte alla vita così come celebriamo in tutta la liturgia: è il dinamismo pasquale. In fondo, dalla chiamata di Abramo a quella di Mosè, dal cammino peregrinante di Israele nel deserto alla conversione predicata dai profeti, fino al viaggio missionario di Gesù che culmina nella sua morte e risurrezione, la vocazione è sempre quell’azione di Dio che ci fa uscire dalla nostra situazione iniziale, ci libera da ogni forma di schiavitù, ci strappa dall’abitudine e dall’indifferenza e ci proietta verso la gioia della comunione con Dio e con i fratelli. Rispondere alla chiamata di Dio, dunque, è lasciare che Egli ci faccia uscire dalla nostra falsa stabilità per metterci in cammino verso Gesù Cristo, termine primo e ultimo della nostra vita e della nostra felicità.

Questa dinamica dell’esodo non riguarda solo il singolo chiamato, ma l’azione missionaria ed evangelizzatrice di tutta la Chiesa. La Chiesa è davvero fedele al suo Maestro nella misura in cui è una Chiesa “in uscita”, non preoccupata di sé stessa, delle proprie strutture e delle proprie conquiste, quanto piuttosto capace di andare, di muoversi, di incontrare i figli di Dio nella loro situazione reale e di com-patire per le loro ferite. Dio esce da sé stesso in una dinamica trinitaria di amore, ascolta la miseria del suo popolo e interviene per liberarlo (Es 3,7). A questo modo di essere e di agire è chiamata anche la Chiesa: la Chiesa che evangelizza esce incontro all’uomo, annuncia la parola liberante del Vangelo, cura con la grazia di Dio le ferite delle anime e dei corpi, solleva i poveri e i bisognosi.

Cari fratelli e sorelle, questo esodo liberante verso Cristo e verso i fratelli rappresenta anche la via per la piena comprensione dell’uomo e per la crescita umana e sociale nella storia. Ascoltare e accogliere la chiamata del Signore non è una questione privata e intimista che possa confondersi con l’emozione del momento; è un impegno concreto, reale e totale che abbraccia la nostra esistenza e la pone al servizio della costruzione del Regno di Dio sulla terra. Perciò la vocazione cristiana, radicata nella contemplazione del cuore del Padre, spinge al tempo stesso all’impegno solidale a favore della liberazione dei fratelli, soprattutto dei più poveri. Il discepolo di Gesù ha il cuore aperto al suo orizzonte sconfinato, e la sua intimità con il Signore non è mai una fuga dalla vita e dal mondo ma, al contrario, «si configura essenzialmente come comunione missionaria» (Esort. ap.Evangelii gaudium, 23).

Questa dinamica esodale, verso Dio e verso l’uomo, riempie la vita di gioia e di significato. Vorrei dirlo soprattutto ai più giovani che, anche per la loro età e per la visione del futuro che si spalanca davanti ai loro occhi, sanno essere disponibili e generosi. A volte le incognite e le preoccupazioni per il futuro e l’incertezza che intacca la quotidianità rischiano di paralizzare questi loro slanci, di frenare i loro sogni, fino al punto di pensare che non valga la pena impegnarsi e che il Dio della fede cristiana limiti la loro libertà. Invece, cari giovani, non ci sia in voi la paura di uscire da voi stessi e di mettervi in cammino! Il Vangelo è la Parola che libera, trasforma e rende più bella la nostra vita. Quanto è bello lasciarsi sorprendere dalla chiamata di Dio, accogliere la sua Parola, mettere i passi della vostra esistenza sulle orme di Gesù, nell’adorazione del mistero divino e nella dedizione generosa agli altri! La vostra vita diventerà ogni giorno più ricca e più gioiosa!

La Vergine Maria, modello di ogni vocazione, non ha temuto di pronunciare il proprio “fiat” alla chiamata del Signore. Lei ci accompagna e ci guida. Con il coraggio generoso della fede, Maria ha cantato la gioia di uscire da sé stessa e affidare a Dio i suoi progetti di vita. A lei ci rivolgiamo per essere pienamente disponibili al disegno che Dio ha su ciascuno di noi; perché cresca in noi il desiderio di uscire e di andare, con sollecitudine, verso gli altri (cfr Lc 1,39). La Vergine Madre ci protegga e interceda per tutti noi.

Dal Vaticano, 29 marzo 2015, Domenica delle Palme

FRANCISCUS

Messaggio per la 51° Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni (11 maggio 2014)

Tema: Le vocazioni, testimonianza della verità

Cari fratelli e sorelle!

1. Il Vangelo racconta che «Gesù percorreva tutte le città e i villaggi … Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe”» (Mt 9,35-38). Queste parole ci sorprendono, perché tutti sappiamo che occorre prima arare, seminare e coltivare per poter poi, a tempo debito, mietere una messe abbondante. Gesù afferma invece che «la messe è abbondante». Ma chi ha lavorato perché il risultato fosse tale? La risposta è una sola: Dio. Evidentemente il campo di cui parla Gesù è l’umanità, siamo noi. E l’azione efficace che è causa del «molto frutto» è la grazia di Dio, la comunione con Lui (cfr Gv 15,5). La preghiera che Gesù chiede alla Chiesa, dunque, riguarda la richiesta di accrescere il numero di coloro che sono al servizio del suo Regno. San Paolo, che è stato uno di questi “collaboratori di Dio”, instancabilmente si è prodigato per la causa del Vangelo e della Chiesa. Con la consapevolezza di chi ha sperimentato personalmente quanto la volontà salvifica di Dio sia imperscrutabile e l’iniziativa della grazia sia l’origine di ogni vocazione, l’Apostolo ricorda ai cristiani di Corinto: «Voi siete campo di Dio» (1 Cor 3,9). Pertanto sorge dentro il nostro cuore prima lo stupore per una messe abbondante che Dio solo può elargire; poi la gratitudine per un amore che sempre ci previene; infine l’adorazione per l’opera da Lui compiuta, che richiede la nostra libera adesione ad agire con Lui e per Lui.

2. Tante volte abbiamo pregato con le parole del Salmista: «Egli ci ha fatti e noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo» (Sal 100,3); o anche: «Il Signore si è scelto Giacobbe, Israele come sua proprietà» (Sal 135,4). Ebbene, noi siamo “proprietà” di Dio non nel senso del possesso che rende schiavi, ma di un legame forte che ci unisce a Dio e tra noi, secondo un patto di alleanza che rimane in eterno «perché il suo amore è per sempre» (Sal 136). Nel racconto della vocazione del profeta Geremia, ad esempio, Dio ricorda che Egli veglia continuamente su ciascuno affinché si realizzi la sua Parola in noi. L’immagine adottata è quella del ramo di mandorlo che primo fra tutti fiorisce, annunziando la rinascita della vita in primavera (cfr Ger 1,11-12). Tutto proviene da Lui ed è suo dono: il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro, ma – rassicura l’Apostolo – «voi siete di Cristo e Cristo è di Dio» (1 Cor 3,23). Ecco spiegata la modalità di appartenenza a Dio: attraverso il rapporto unico e personale con Gesù, che il Battesimo ci ha conferito sin dall’inizio della nostra rinascita a vita nuova. È Cristo, dunque, che continuamente ci interpella con la sua Parola affinché poniamo fiducia in Lui, amandolo «con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza» (Mc 12,33). Perciò ogni vocazione, pur nella pluralità delle strade, richiede sempre un esodo da se stessi per centrare la propria esistenza su Cristo e sul suo Vangelo. Sia nella vita coniugale, sia nelle forme di consacrazione religiosa, sia nella vita sacerdotale, occorre superare i modi di pensare e di agire non conformi alla volontà di Dio. E’ un «esodo che ci porta a un cammino di adorazione del Signore di servizio a Lui nei fratelli e nelle sorelle» (Discorso all’Unione Internazionale delle Superiore Generali, 8 maggio 2013). Perciò siamo tutti chiamati ad adorare Cristo nei nostri cuori (cfr 1 Pt 3,15) per lasciarci raggiungere dall’impulso della grazia contenuto nel seme della Parola, che deve crescere in noi e trasformarsi in servizio concreto al prossimo. Non dobbiamo avere paura: Dio segue con passione e perizia l’opera uscita dalle sue mani, in ogni stagione della vita. Non ci abbandona mai! Ha a cuore la realizzazione del suo progetto su di noi e, tuttavia, intende conseguirlo con il nostro assenso e la nostra collaborazione.

3. Anche oggi Gesù vive e cammina nelle nostre realtà della vita ordinaria per accostarsi a tutti, a cominciare dagli ultimi, e guarirci dalle nostre infermità e malattie. Mi rivolgo ora a coloro che sono ben disposti a mettersi in ascolto della voce di Cristo che risuona nella Chiesa, per comprendere quale sia la propria vocazione. Vi invito ad ascoltare e seguire Gesù, a lasciarvi trasformare interiormente dalle sue parole che «sono spirito e sono vita» (Gv 6,62). Maria, Madre di Gesù e nostra, ripete anche a noi: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela!» (Gv 2,5). Vi farà bene partecipare con fiducia ad un cammino comunitario che sappia sprigionare in voi e attorno a voi le energie migliori. La vocazione è un frutto che matura nel campo ben coltivato dell’amore reciproco che si fa servizio vicendevole, nel contesto di un’autentica vita ecclesiale. Nessuna vocazione nasce da sé o vive per se stessa. La vocazione scaturisce dal cuore di Dio e germoglia nella terra buona del popolo fedele, nell’esperienza dell’amore fraterno. Non ha forse detto Gesù: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35)?

4. Cari fratelli e sorelle, vivere questa «misura alta della vita cristiana ordinaria» (cfr Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 31), significa talvolta andare controcorrente e comporta incontrare anche ostacoli, fuori di noi e dentro di noi. Gesù stesso ci avverte: il buon seme della Parola di Dio spesso viene rubato dal Maligno, bloccato dalle tribolazioni, soffocato da preoccupazioni e seduzioni mondane (cfr Mt 13,19-22). Tutte queste difficoltà potrebbero scoraggiarci, facendoci ripiegare su vie apparentemente più comode. Ma la vera gioia dei chiamati consiste nel credere e sperimentare che Lui, il Signore, è fedele, e con Lui possiamo camminare, essere discepoli e testimoni dell’amore di Dio, aprire il cuore a grandi ideali, a cose grandi. «Noi cristiani non siamo scelti dal Signore per cosine piccole, andate sempre al di là, verso le cose grandi. Giocate la vita per grandi ideali!» (Omelia nella Messa per i cresimandi, 28 aprile 2013). A voi Vescovi, sacerdoti, religiosi, comunità e famiglie cristiane chiedo di orientare la pastorale vocazionale in questa direzione, accompagnando i giovani su percorsi di santità che, essendo personali, «esigono una vera e propria pedagogia della santità, che sia capace di adattarsi ai ritmi delle singole persone. Essa dovrà integrare le ricchezze della proposta rivolta a tutti con le forme tradizionali di aiuto personale e di gruppo e con forme più recenti offerte nelle associazioni e nei movimenti riconosciuti dalla Chiesa» (Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 31).

Disponiamo dunque il nostro cuore ad essere “terreno buono” per ascoltare, accogliere e vivere la Parola e portare così frutto. Quanto più sapremo unirci a Gesù con la preghiera, la Sacra Scrittura, l’Eucaristia, i Sacramenti celebrati e vissuti nella Chiesa, con la fraternità vissuta, tanto più crescerà in noi la gioia di collaborare con Dio al servizio del Regno di misericordia e di verità, di giustizia e di pace. E il raccolto sarà abbondante, proporzionato alla grazia che con docilità avremo saputo accogliere in noi. Con questo auspicio, e chiedendovi di pregare per me, imparto di cuore a tutti la mia Apostolica Benedizione.

Dal Vaticano, 15 gennaio 2014

FRANCESCO


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Un frutto che matura dove la terra è buona – Messaggio di Papa Francesco per la GMPV 2014

Le vocazioni come testimonianza di verità nel messaggio del Papa per la prossima Giornata mondiale

L’Osservatore Romano, 16 gennaio 2014

«La vocazione scaturisce dal cuore di Dio», ma germoglia solo «nella terra buona del popolo fedele, nell’esperienza dell’amore fraterno», ed «è un frutto che matura nel campo ben coltivato dell’amore reciproco che si fa servizio vicendevole, nel contesto di un’autentica vita ecclesiale».
 Sadao Watanabe, "Il seminatore" (1975)
Perché «nessuna vocazione nasce da sé o vive per se stessa». È quanto scrive Papa Francesco nel messaggio inviato ai vescovi, ai sacerdoti, ai consacrati e ai fedeli di tutto il mondo in vista della cinquantunesima Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni che si celebrerà l’11 maggio prossimo, IV domenica di Pasqua.Nel documento, che ha per tema «Le vocazioni, testimonianza della verità», il Pontefice si rivolge in particolare a quanti «sono ben disposti a mettersi in ascolto della voce di Cristo che risuona nella Chiesa, per comprendere quale sia la propria vocazione», invitando «ad ascoltare e seguire Gesù», lasciandosi «trasformare interiormente dalle sue parole che “sono spirito e sono vita”». Perché, ha spiegato, fa «bene partecipare con fiducia ad un cammino comunitario che sappia sprigionare le energie migliori», nella consapevolezza che «vivere la “misura alta della vita cristiana ordinaria”, significa talvolta andare controcorrente e comporta incontrare anche ostacoli, fuori di noi e dentro di noi».Il Papa ricorda poi che «Gesù stesso ci avverte» che «il buon seme della Parola di Dio spesso viene rubato dal Maligno, bloccato dalle tribolazioni, soffocato da preoccupazioni e seduzioni mondane». Ma tutte queste difficoltà non devono scoraggiare il cristiano, facendolo «ripiegare su vie apparentemente più comode». Infatti, aggiunge Papa Francesco, «la vera gioia dei chiamati consiste nel credere e sperimentare che Lui, il Signore, è fedele, e con Lui possiamo camminare, essere discepoli e testimoni dell’amore di Dio, aprire il cuore a grandi ideali, a cose grandi». «Siamo “proprietà” di Dio non nel senso del possesso che rende schiavi, ma di un legame forte che ci unisce a Dio e tra noi, secondo un patto di alleanza che rimane in eterno “perché il suo amore è per sempre”».