Anno liturgico 2019-2020

IMMACOLATA – 2019

Cari fratelli sorelle, celebriamo la solennità dell’Immacolata concezione di Maria, una delle feste più care e più sentite della fede cattolica, legate alla Madonna.

In questo giorno la liturgia ci ricorda che Maria di Nazareth, scelta da Dio per diventare madre del suo Figlio, è stata preservata dal peccato originale (da ogni contagio di male).

Il dogma (la verità di fede) dell’Immacolata parla di un singolare privilegio che Dio avrebbe concesso a Maria. Qui dobbiamo capire bene, altrimenti facciamo diventare la Madonna una superdonna, una diva, una star, una privilegiata e dunque un esempio non raggiungibile e non imitabile.

Prima sottolineatura: Maria è stata una ragazza normale, scelta dal popolo, che ha saputo creare le condizioni affinché avvenisse l’incontro con Dio. E quali sono state queste condizioni? Maria era una ragazza che pregava; una che sapeva fare silenzio, una che sapeva riflettere sui fatti che le succedevano; infine una ragazza aperta, non rigida (direbbe papa Francesco), aperta alle sorprese, all’imprevedibile, allo sconvolgente.

E così accade: Maria viene chiamata da Dio a diventare madre di Gesù: riconosce l’amore di Dio per lei (ti saluto, riempita dell’amore del Signore), si fida, chiede chiarimenti e spiegazioni perché non va in automatico (vuole sapere, vuole conoscere, vuole essere coinvolta in qualcosa che ha a che fare con la sua vita), si affida, dice il suo “Sì”, “ci sto”, “per me va bene”, all’opera che Dio vuole costruire attraverso di Lei.

Maria non è stata scelta e non è diventata Madre di Gesù perché una mattina Dio si è svegliato e ha detto: “prendiamo una ragazza e facciamola diventare madre di mio Figlio”. Maria è diventata Madre di Dio perché ha conosciuto e creduto alla promessa di Dio! Come ogni mamma: non diventi madre prima di tutto a livello biologico; diventi madre quando decidi di accogliere il figlio che porti in grembo come un dono! E ti stupisci, ti meravigli, ringrazi…

Niente privilegi, Maria ha fatto la sua gavetta, il suo tirocinio.  Tutta la sua vita è stata un lungo, impegnativo e sofferto apprendistato per imparare a fare la volontà di Dio. Quell’”Eccomi” lo ha ripetuto un sacco di volte, fin sotto la croce. Un “Eccomi” che anche noi siamo chiamati a rinnovare ogni giorno, per attendere Colui che sta per venire.

Maria nel natale partorisce il Figlio di Dio. Anche noi siamo chiamati a partorire Gesù, già dicevano i padri della Chiesa, utilizzando questa immagine forse un po’ azzardata (ma non troppo). Dio ci chiama fa far nascere suo Figlio in noi, a portarlo nel cuore, nella vita, affinché tutti coloro che ci stanno vicino possano essere illuminati dalla Luce che non tramonta: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12)Così sia.

 

I DOMENICA DI AVVENTO – anno A – 2019

Iniziamo questo tempo liturgico, chiamato anche “tempo forte” che la liturgia della Chiesa ci regala per entrare con profondità in uno dei due misteri della vita di Gesù, che sono le due colonne che sorreggono l’architrave della nostra fede: il mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio e la sua risurrezione.

Di per sé la venuta che ricordiamo durante il tempo dell’avvento (il termine ha proprio questo significato) si esprime in una triplice modalità: come cristiani facciamo memoria della venuta storica di Cristo (la venuta nella carne); l’ultima venuta (escatologica), quella alla fine dei tempi, e quella che sta in mezzo, cosiddetta spirituale, che fa diventare Gesù l’Emmanuele, il Dio-con-noi, un Dio che ci viene a far visita oggi, non ieri, non domani, l’oggi della nostra vita; l’oggi delle nostre deboli certezze, l’oggi delle nostre insicurezze, delle nostre fragilità, dei nostri limiti e dei nostri fallimenti; l’oggi del nostro sorridere e del nostro piangere; l’oggi del nostro stare e del nostro viaggiare; l’oggi del nostro fare, agire, desiderare; l’oggi del nostro amare e del nostro odiare.

Già i padri della Chiesa raccontavano di questa triplice venuta di Cristo: ascoltiamo un brano tratto dal terzo Sermone “De Adventu” di Pietro di Blois (1203):

La prima Venuta fu dunque umile e nascosta, la seconda è misteriosa e piena d’amore, la terza sarà risplendente e terribile. Nella sua prima Venuta, Cristo è stato giudicato dagli uomini con ingiustizia; nella seconda, ci rende giusti mediante la sua grazia; nella terza, giudicherà tutte le cose con equità e misericordia: Agnello nella prima Venuta, Leone nell’Ultima, Amico pieno di tenerezza nella seconda”.

Soffermiamoci ora sul verbo di questa prima domenica di Avvento: vegliare!

Veglia la sentinella, che prima degli altri, scorge l’alba all’orizzonte, oppure il nemico che sta arrivando per attaccare il castello o il fortino, oppure il campo dell’esercito avversario.

Ma per vegliare la sentinella deve farsi un sacco di scale, per arrivare alla torre o comunque al punto più alto, per poter vedere ciò che gli altri non vedono. Fuori dall’immagine, per stare svegli, per stare pronti a Colui che deve venire, occorre prepararsi, occorre impegnarsi, occorre fare la nostra parte. Dio la sua la fa. Ed è certo perché è fedele a quello che promette. Sta a noi, alla nostra libertà fare l’altro tratto di strada, affinché possa avvenire l’incontro.

Quanta gente, sotto Natale, arriva alla confessione e confessa: non sento niente; per me non è Natale… un conto è la fatica a viverlo; un conto è non provare nulla… la domanda che viene spontanea è: ti sei preparato, ti sei avvicinato, hai vegliato?

Come allora vegliare? Con quali modalità, con quali strumenti?

La Chiesa, nel corso dei secoli, ne ha proposti tre, antichi, ma sempre nuovi:

  • La preghiera, l’ascolto della Parola di Dio, la riflessione, il silenzio, lo sguardo attento e profondo sul mondo…;
  • I sacramenti (segni dell’amore di Dio per noi), in particolare l’Eucarestia e la confessione;
  • I gesti di carità e di rinuncia (i cosiddetti digiuni), per aiutare chi ha meno di noi, e per ritrovare quella sobrietà di vita che ci aiuta a capire cosa conta veramente e cosa invece è superfluo o addirittura dannoso per noi e per chi ci sta vicino.

Buon cammino di avvento, incontro al Signore che viene!