Anno Liturgico 2021-2022

I domenica di Avvento – anno C – 2021   (Lc 21,25-28.34-36)

Iniziamo il tempo liturgico dell’Avvento, che viene detto anche “tempo forte” come la quaresima, perché ci prepara a vivere a celebrare uno degli aspetti fondamentali e fondanti della nostra vita cristiana: il mistero dell’incarnazione di Gesù Cristo, Figlio di Dio.

L’avvento, un tempo abbastanza breve (quest’anno fatto di quasi quattro settimane, perché il giorno di Natale cade di sabato) è tradizionalmente suddiviso in DUE PARTI:

nella prima parte (le prime due settimane) la liturgia ci vuole ricordare l’ultimo avvento del Signore, ossia il ritorno di Gesù nella storia umana. Nella seconda parte invece, saremo chiamati a meditare i fatti precedenti la nascita storica di Gesù.

Il vangelo di questa prima domenica (come quello di due domeniche fa) è il discorso che Gesù fa ai discepoli sul suo ritorno alla fine del mondo (si chiama discorso escatologico).

Nella prima parte abbiamo ascoltato di segni cosmici, di catastrofi naturali e ambientali, di guerre e di sconvolgimenti di ogni genere: mi va di dire che il quadro non è che sia molto cambiato rispetto a duemila anni fa… anzi, è pure peggiorato…

Eppure questo non è il centro del vangelo: Gesù non vuole incutere paura ma il contrario. Infatti prosegue: “quando inizieranno ad accadere queste cose alzatevi e levate il capo perché la vostra liberazione è vicina” (v.28).

Cosa ci vuol dire Gesù con queste parole? Che nessun segno esteriore, anche il più sconvolgente e drammatico, ci deve impaurire, bloccare, paralizzare. Perché? Perché Dio si è fatto vicino; perché Dio è presente nella storia umana; perché Dio libera coloro che gridano a Lui. E tutto questo lo si fa coltivando un atteggiamento (soprattutto in questo tempo di ‘avvento’): la FIDUCIA.

Attendere il ritorno del Figlio dell’uomo, guardare allo svolgersi degli eventi, prepararsi ad un compimento, ma con FIDUCIA.

Nella seconda parte del vangelo, Gesù ci da alcuni suggerimenti su come vivere l’attesa: PREGATE E E VEGLIATE. O Meglio VEGLIATE PREGANDO E PREGATE VEGLIANDO.

Veglia (l’esempio è quello della sentinella) chi attende qualcosa o qualcuno.

Veglia chi è sicuro, certo, che qualcosa accadrà, succederà.

Veglia chi è attento ai segni premonitori, profetici, che annunciano una venuta.

Veglia chi sta aspettando l’arrivo dell’amato/dell’amata.

Anche il tempo che ci separa dalla definitiva venuta del Figlio di Dio deve essere vissuto con lo stesso atteggiamento di attesa.

Poi Gesù diventa ancora più concreto:

vivere nell’attesa significa non appesantire il cuore in mille dissipazioni, cioè distrazioni, cose da fare (molte delle quali inutili), al contrario occorre che ci “ricentriamo” su ciò che è importante per la cura della mia vita di fede.

Vivere nell’attesa significa non ubriacarsi, stordirsi, intontirsi ma restare sobri, leggeri, pronti all’incontro.

Vivere nell’attesa significa stare attenti agli affanni della vita. La vita già porta con se delle pesantezze; se poi noi ce ne attacchiamo altre… sèm à post

L’ultimo versetto (36) è illuminante e provocante: “affinché quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso“, (come una tegola sulla testa, N.D.R.)

Cari fratelli e sorelle, in questo tempo di avvento vegliamo nella preghiera, nell’ascolto della Parola, nella carità spiccia e concreta per poter gustare e arricchirci del mistero del Natale di Gesù… altrimenti saremmo ancora una volta qui a dire: “ghè rùat Nadal anche st’àn, ma mè so amò ch’èl da prima”… e, onestamente, non sarebbe una grande constatazione.