RELIGIONE E SPIRITUALITA’

CRISTIADA – Messico 2014 – Storico – 143 min.      (persecuzione)

Locandina Cristiada

Messico, 1926. Il presidente Calles emana delle misure che limitano drasticamente la libertà di praticare il culto cattolico nel paese. Mentre Roma tentenna e sostanzialmente tace, Calles perseguita con la forza il clero e i credenti cristiani. A nulla valgono le petizioni e i boicottaggi economici e il paese sprofonda in una sanguinosissima guerra civile. I ribelli si armano, sotto la guida dei leader locali provenienti dalle campagne (Victoriano Ramirez, Padre Vega), ma è solo con il reclutamento del genio strategico del generale Gorostieta che i “Cristeros” riescono a formare un esercito unito e efficace. Il tredicenne volontario José Luis Sanchez, protagonista di quegli eventi e simbolo della fedeltà al proprio credo, è stato beatificato in anni recenti da papa Benedetto XVI.

 

GOD’S NOT DEAD – USA 2014 – Drammatico – 113 min. 

Locandina God's Not Dead

All’interno dell’ambiente accademico americano, la fede cristiana è dichiaratamente sotto l’attacco del pensiero scientifico. Cinici professori che abusano del proprio potere in aula per convincere i loro studenti all’abiura del credo, popolano i corridoi degli atenei. Josh è una brillante matricola determinata a difendere l’esistenza di Dio contro lo scetticismo di un insegnante disposto a tutto pur di affermare un pensiero filosofico ateo. Il professore di filosofia Jeffrey Raddison sembra voler mettere sotto scacco l’amore per il prossimo e il richiamo alla spiritualità, rifacendosi ad un atteggiamento semplicistico e dispotico. Dopo aver preteso dai suoi studenti una dichiarazione scritta che neghi l’esistenza di Dio, Raddison attacca il cristianesimo dall’alto del consiglio accademico, tentando di consolidare la tesi di non dimostrabilità e quindi l’inesistenza di un’entità divina dietro la creazione.

Lo snodo centrale della narrazione sarà l’opporsi di Josh alla sottoscrizione, che lo costringerà a presentare una difesa che confuti le teorie del professore di fronte a tutta la classe. A fare da sfondo alla vicenda, s’intrecciano le storie di personaggi secondari provenienti da esperienze di vita diverse, tra i quali spiccano una giovane blogger ammalata di cancro, costretta a riflettere sulle sue priorità dopo esser stata abbandonata dal cinico fidanzato, e un padre musulmano messo alla prova da una figlia che rinnega la fede per ascoltare le omelie di Franklin Graham.

 

IL PARADISO PER DAVVERO – USA 2014 – Drammatico – 99 min. 

Locandina Il paradiso per davvero

Dopo un’operazione d’urgenza in cui ha rischiato di perdere la vita il piccolo Colton Burpo, quattro anni, guarisce e comincia a raccontare di essere stato in Paradiso, e di avere fatto numerosi incontri: gli angeli, Gesù (a cavallo!) e alcuni componenti della sua famiglia scomparsi prima che lui potesse conoscerli. Il padre di Colton, Todd, pastore della comunità del Wisconsin in cui lavora anche come piccolo imprenditore e vigile del fuoco volontario, si trova davanti ad una serie di dilemmi: credere alle parole del figlio o attribuirle alla sua immaginazione infantile? Condividere i ricordi del bambino con la sua congregazione o farli rimanere un segreto di famiglia?

Basato sul resoconto in prima persona dello stesso Todd Burpo, Il paradiso per davvero è un viaggio nell’ignoto con la guida di un’anima candida e di un adulto che, pur professando la fede in Dio ogni domenica, coltiva l’umana prerogativa del dubbio. Ed è, soprattutto, una lezione di umiltà per chi di noi pensa di avere la verità in tasca, nonché un rassicurante viatico per chi si trova ad affrontare il tema spinoso della morte. La narrazione procede nel più classico dei modi: le visioni celesti del piccolo Colton sono filmate con la stessa lucidità (ma anche con lo stesso incanto) delle sconfinate campagne del Wisconsin, e la storia, fortemente legata ad avvenimenti reali, si snoda un passetto dietro l’altro, senza grandi scossoni, ma con una discreta potenza emotiva.

Apprezzabili l’innocenza di fondo della storia e l’uso moderato del sentimentalismo, la componente rasserenante della narrazione e il messaggio di fiducia (più ancora che di fede in senso religioso), l’invito alla solidarietà, e la dolcezza della famiglia Burpo, che alla fine vediamo “per davvero”, in una serie di foto di famiglia.

 

IL PRANZO DI BABETTE – Danimarca 1987 – Commedia – 103 min.                (consigliato anche da papa Francesco in una intervista su Avvenire)

Il film presenta tre poli in contrasto, tre modi di capire la vita e la fede veicolati tutti e tre dall’arte. Le due prime posizioni sono precedenti di molto all’ arrivo di Babette: la prima è costituita dall’uso “liturgico” della musica nella comunità del patriarca, in cui l’arte non ha un’ altra finalità se non la lode a Dio. Quando le figlie del fondatore erano giovani, un professore di musica francese capitò nella comunità e, colpito dalla qualità della voce di una delle figlie, chiese e ottenne il permesso di darle lezioni di canto; lui costituisce la seconda visione: l’arte per sé, per il piacere di esserne il creatore, per il trionfo.

L’arte di Babette è tecnicamente inferiore di fronte alla spiritualità della musica, lei si esprime con l’arte più materiale e transeunte possibile: la gastronomia. Ma lei ha la chiave di ogni arte: fare diventare la materia dono agli altri. Babette arriva in una notte fredda di pioggia, sola e perseguitata, ma la sua gioia di vivere, in contrappunto con le difficoltà patite, e la sua capacità di dono cominciano a illuminare la realtà grigia della comunità; e questo non soltanto in una chiave relazionale di tipo spirituale, ma anche molto materiale. È la concretezza del suo servizio che dà inizio al cambiamento; la fotografia del film, con l’occasione della pulizia dei vetri della casa del pastore e ispirandosi agli interni di Jean Vermeer, ci fa vedere, infatti, un altro panorama di colore e di bellezza nelle cose più normali e quotidiane.

Alla fine, l’opera d’arte (il pranzo organizzato in occasione del centenario del fondatore) diventa vera occasione di intreccio, di conversione, di scoperta del vero senso dell’esistenza. Il miraggio di un’ arte fine a se stessa non dà risposte neanche ai singoli: la lettera di presentazione di Babette, scritta dal vecchio professore di canto parigino, ne è la testimonianza. Un’arte chiusa nella sua significatività liturgica non riesce a fondare la base di una vera carità fraterna: la comunità, infatti, è divisa, non ha più lo spirito di fratellanza che la caratterizzava al tempo del suo fondatore. Solo l’arte che diventa dono gratuito è in grado di redimere l’uomo, di fargli scoprire che al di sopra di tutto c’è la preminenza dell’amore.

Babette, con un chiaro simbolismo cristologico, dona tutto ciò che ha per preparare il banchetto redentore che riporta i membri della comunità, tra l’altro contrari inizialmente a lasciarsi influenzare da un’attività considerata impura, alla riscoperta dell’amore vicendevole: il girotondo finale è il simbolo di questa nuova infanzia spirituale. Ma il messaggio non riguarda soltanto la comunità: un personaggio esterno ad essa ne è testimone. Si tratta di un generale, in gioventù innamorato di una delle due sorelle, invitato con l’anziana madre al banchetto. Anche per lui il dono di Babette diventa l’occasione per dare senso a tutta la sua vita, pur provenendo da un’esperienza del tutto diversa.

L’arte culinaria di Babette riesce a trovare il nesso tra la realtà materiale e la dimensione spirituale a cui l’uomo è chiamato, diventando così un ponte tra la terra e il cielo, che si fa presente nella scena del girotondo; è a lei che deve essere indirizzata la frase che unisce l’inizio e il finale del film: «Quale gioia darai agli angeli!»

(recensione tratta dal libro “Verso Dio nel cinema”, San Paolo 2013)

 

SILENCE – USA 2016 – Drammatico – 161 min. 

1633. Due giovani gesuiti, Padre Rodrigues e Padre Garupe, rifiutano di credere alla notizia che il loro maestro spirituale, Padre Ferreira, partito per il Giappone con la missione di convertirne gli abitanti al cristianesimo, abbia commesso apostasia, ovvero abbia rinnegato la propria fede abbandonandola in modo definitivo. I due decidono dunque di partire per l’Estremo Oriente, pur sapendo che in Giappone i cristiani sono ferocemente perseguitati e chiunque possieda anche solo un simbolo della fede di importazione viene sottoposto alle più crudeli torture. Una volta arrivati troveranno come improbabile guida il contadino Kichijiro, un ubriacone che ha ripetutamente tradito i cristiani, pur avendo abbracciato il loro credo…

Il film, basato sul romanzo di Shusaku Endo del 1966, esamina il problema spirituale e religioso del silenzio di Dio di fronte alle sofferenze umane.