QUARESIMA: SPAZIO PER L’INCONTRO, LUOGO DELLA COMUNIONE

quaresima

Iniziamo un tempo nuovo, che la liturgia chiama “tempo forte”.

Tempo forte non perché noi siamo forti, ma perché forte è il Suo amore per noi (salmo 116)!

Quando arrivano questi tempi liturgici (come l’avvento e la quaresima) di solito ci viene da pensare che sia tutto in mano nostra: siamo noi a doverci impegnare di più, a fare di più, a stare di più con il Signore…

Tutto questo è anche vero ma non sta al primo posto. Al primo posto ci sta l’agire di Dio, che anche quest’anno ci concede un tempo di grazia, per ritornare a Lui con tutto il cuore (Gioele 2,12), con la nostra vita, con le nostre pesantezze, tristezze, scoraggiamenti, paure, ansie, chiusure, piccoli e grandi egoismi, indifferenze. Con il fardello dei nostri peccati, limiti, fragilità. “Un Dio che si muove a compassione del suo popolo”, ci ha detto la prima lettura (Gioele 2,18). Ma Dio ci chiama a ritornare a Lui anche con la nostra fede (seppur piccola e traballante), con il nostro entusiasmo, con i nostri talenti, con la voglia di ricominciare, oppure di continuare a fare il bene.

Lasciamoci riconciliare con Dio, ci ha invitato san Paolo (2Cor 5). Noi non siamo la somma dei nostri peccati, non c’è un’equazione tra la nostra persona e i nostri fallimenti. Noi siamo riflesso dell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito santo che vive in noi.

Abbiamo bisogno recuperare le energie spirituali per arrivare a gustare e a comprendere la risurrezione di Gesù, principio e fine di ogni nostra risurrezione.

Gli ingredienti per il viaggio che ci aspetta sono antichi e sempre nuovi: li abbiamo ascoltati nel vangelo:

Innanzitutto la Croce: scandalo per i perbenisti, stoltezza per la maggioranza, ma per noi credenti forza e potenza di Dio (1Cor 1,18), fino ad arrivare a dire con san Giovanni: “volgeremo lo sguardo a Colui che hanno trafitto” (19,37).

Poi l’ascolto della Parola e la preghiera, silenziosa, prolungata, tranquilla, adorante, un “sostare ai piedi della croce”, come fanno Maria e Giovanni.

Infine il digiuno dalle cose che ci allontanano da Dio: le banalità, le volgarità, le sciocchezze, le maldicenze, le violenze (sia fisiche e verbali) le impudicizie, le malignità, gli adulteri, l’avidità, la superbia, l’avarizia, la lussuria, l’ira; i peccati della gola; l’invidia; l’accidia.

Ultimo consiglio: alleniamoci ad avere uno sguardo bello, uno sguardo di fiducia, uno sguardo positivo. Per essere costruttori di comunione e non profeti di sventura (ce ne sono già troppi in giro). Non è vero che tutto va male. Occorre avere occhi e cuore per vedere il grano che spunta e cresce e lasciare da parte la zizzania, che sempre ci sarà, ma non è detto che abbia l’ultima parola. E questo dipende anche da noi e dalla nostra testimonianza di fede e di vita.

Il tuo sole non tramonterà più, né la tua luna si dileguerà, perché il Signore sarà per te luce eterna: saranno finiti i giorni del tuo lutto  (Isaia 60,20).

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